COMIX & ICONS di CRIVELLARO: LA POP ART TRA BELLEZZA E DENUNCIA SOCIALE

P. Gerardo Santella 13 Maggio 2024
COMIX & ICONS di CRIVELLARO: LA POP ART TRA BELLEZZA E DENUNCIA SOCIALE

Francesco Ambrosino continua la sua attività di promotore di arte sul territorio, proponendo nella sua galleria “Riquadro”, a Palma Campania, la mostra Comix & Icons di Lorenzo Crivellaro (Milano 1961), pittore, designer e pubblicitario.

Su tele materiche, preparate con stucchi e cementi, l’artista interviene focalizzando e facendo rivivere frammenti della nostra storia recente con piacevoli composizioni influenzate evidentemente dalla pop art: un omaggio, come si legge nel depliant di presentazione, “alla quotidianità di un passato tranquillizzante e sereno dove i personaggi del Carosello, i marchi storici, i prodotti, i fumetti e le icone di un consumismo agli albori e potremmo dire “innocente”, riprendono vita come dolci ricordi mai sopiti di chi allora era bambino”. Questa la lettura superficiale dei soggetti e oggetti rappresentati dai fotogrammi pittorici, che trasmettono anche un sentimento di nostalgia (apparente) e proiettano l’osservatore in un gratificante mondo “altro”.

Ma nell’arte sono i particolari che fanno la differenza. E se noi guardiamo con attenzione possiamo vedere dei dettagli, che rimarcano anche la differenza con la pop art storica e danno ai dipinti un surplus allusivo, che li rende originali.

Anzitutto sottolineiamo il dato che non c’è, come nel modello americano di riferimento, una accensione di colori vivaci: giallo, rosso, azzurro, dal potere centrifugo, che sprigionano solarità, energia vitalistica, trasmettendo una gioia che penetra i corpi: i colori, infatti, sono di una tonalità meno marcata e talora tendono a sbiadire, fino a composizioni caratterizzate da una quasi totale prevalenza del bianco e nero.

Soffermiamoci, ad esempio, su un dipinto, che ha molto attirato l’attenzione del pubblico; Diabolik ed Eva Kant, due personaggi dei fumetti la cui popolarità non è venuta mai meno, il ladro inafferrabile e la sua bellissima compagna, che destano ammirazione e simpatia per gli strabilianti colpi che riescono a mettere in atto, beffando continuamente istituzioni e forze dell’ordine.

Ebbene i due eroi sembrano essere stati dipinti su un muro che presenta numerose screpolature che interrompono la continuità della campitura pittorica, come se in alcune parti dei corpi si aprissero vuoti. Cosa che spoglia i due personaggi dell’aura romantica da cui sono avvolti, mentre il pugnale imbracciato da Diabolik ci richiama il dato che il nostro eroe è disposto anche a uccidere per eliminare quelli che ostacolano i suoi colpi. Si aggiungano che la composizione, basata su un efficace equilibrio tra bianco e nero, presenta nella parte inferiore, sull’auto del ladro, chiazze di colore rosso, che al lettore non possono non richiamare immediatamente il sangue, che nelle storie della coppia di ladri scorre in abbondanza per le numerose uccisioni che caratterizzano i vari episodi.

Aggiungerei anche che un altro elemento di diversità rispetto alla pop art storica è la mancanza di ironia. Lo si nota non solo nel dipinto di Diabolik ed Eva (basta osservarne gli sguardi), ma anche nell’espressione dei personaggi del fumetto più popolare del tempo, Topolino, nei cui volti non c’è quell’ammiccamento che rende complici autore e lettore nell’accettazione, per divertimento, della finzione del gioco.

Infine consideriamo due prodotti tipici della pubblicità del tempo: 1) l’aperitivo Campari, presente in due disegni: in cui il liquido schizza dal bicchiere per rovesciarsi all’esterno; 2) un classico cono gelato, in mano a Paperone, che si va sciogliendo e colando lungo l’esterno del suo contenitore. Crivellaro non rappresenta i due prodotti nella loro funzione pubblicitaria di piacevole consumo, ma nella loro provvisorietà di merce destinata inevitabilmente a diventare un rifiuto.

Vogliamo dire con questo che nel mentre l’artista fa rivivere nella sua opera aspetti di una incipiente società del benessere del recente passato, vi dissemina anche segni di denuncia sociale, che si pongono come presagi di una illusione ottimistica che si infrange nel giro di qualche decennio sotto il potere di un capitalismo vorace che fa dell’uomo un semplice strumento di consumo per la sua espansione relegandolo ai margini della società e riducendolo a nuovo schiavo del potere politico, economico e finanziario. E per concludere, ritornando a Diabolik, non dimentichiamo che la corsa al danaro facile, al soddisfacimento dei desideri materiali da ottenere subito, porta inevitabilmente alla pratica della violenza e all’abbandono dei valori su cui si basa una società civile ordinata e pacifica.

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