FUORI I SECONDI: quando difendere è l'arma in più
Francesco Iervolino 5 Maggio 2021
Fuori i Secondi è una rubrica che parla di pugilato, che vuole raccontare la storia di questo sport attraverso le sfide più entusiasmanti che ne hanno segnato la popolarità. Lo facciamo in compagnia di un campione dei giorni nostri, il sarnese Samuele Esposito, plurititolato a livello nazionale ed internazionale nella categoria dei Super Leggeri.
Quant’è importante difendersi su un ring? Va bene il coraggio, va bene l’attacco, ma se un pugile – anche il più abile e talentuoso – non ha un piano difensivo, è difficile che possa affermarsi a grandi livelli.
“Mi viene in mente il match tra Joshua e Ruiz, dove quest’ultimo – come nel film di Rocky Balboa batte il campione a sorpresa. Evidentemente, Joshua aveva sottovalutato l’avversario, non s’era allenato al massimo e non aveva curato la difesa, beccando pugni su pugni e un KO memorabile”.
Samuele, tu da picchiatore si sei mai posto il problema di dover difendere, visto che per natura chi ha le sue caratteristiche pugilistiche è votato ad attaccare?
“La difesa è importantissima per un picchiatore. Chi, come me, possiede queste caratteristiche e sa di avere il colpo risolutore, deve mettere in conto che attaccando sempre, accorciando le distanze con l’avversario, può sì portare pugni importanti per prevalere, ma può anche beccarne diversi. È quindi necessario tenere sempre alta la guardia, fare in modo da non prendere colpi pesanti, perché può capitare una volta, massimo due in un match, ma se succede di beccarne troppi, allora è difficile poter reggere tutte le riprese”.
E facendosi male, si perde il coraggio, l’autostima, la grinta di attaccare…
“Un picchiatore che non ha una buona difesa è finito prima ancora di salire sul ring. Se di fronte hai un pugile tecnico e bravo ad anticiparti, a colpire duro a sua volta, diventa un’agonia. Pensiamo ad un altro match storico dei mitici anni ’80: Roberto Duran contro Sugar Ray Leonard, quando ad un certo punto Duran (un picchiatore) proferisce queste parole ‘no mas’ (cioè ‘basta’), dopo essere stato ammattito dalla difesa impenetrabile di Leonard e dai suoi colpi di rilancio. Se, poi, vogliamo parlare dei giorni nostri, beh, i numeri parlano da soli: il migliore, in difesa, è Floyd Mayweather Jr”.

E tu, Samuele, hai mai avuto questo tipo di problemi quando hai combattuto per dei titoli, nazionali ed internazionali?
“Certo che ho avuto problemi! Ho affrontato, ho vinto e ho perso contro pugili di altissimo livello. Ma – a dire il vero – l’unico capace di mettere KO Samuele Esposito è stato lo stesso Samuele Esposito. Penso all’ultima chance internazionale di Parigi, quando – a parte la successiva squalifica per doping del mio avversario (Petitjean, ndr) – mi sarei potuto allenare meglio, presentandomi in condizioni più performanti. Mentre negli altri match di Spagna, contro Ruben Nieto e Sandor Martin, sono uscito sconfitto ai punti, battagliando ad armi pari, cedendo anche per un verdetto abbastanza ‘casalingo’ dei giudici”.

“Sono sempre andato avanti. Non per niente, mi soprannominavano ‘The Wall’ (il muro) perché era un’impresa oltrepassarmi. Anche nelle sconfitte, ho dato sempre il massimo, ma tutto quello che mi sono conquistato o che ho lasciato è stato sempre e solo per merito e per colpa del sottoscritto. Quando mi sono allenato bene, anche mentalmente e non solo fisicamente, ho sempre raccolto i frutti del duro lavoro: devo ringraziare il coach all’angolo, l’intero staff, e anche il mio mental coach e caro amico Giovanni Savarese, col quale mentalmente ho curato i colpi vincenti (destro e gancio sinistro) da mettere a segno, ad esempio, nella sfida contro Focosi per la difesa del titolo italiano”.
Hai mai sottovalutato degli avversari?
“Non ho mai sottovalutato gli avversari, qualche volta mi dicevano che potevo anche allenarmi meno duramente, perché l’avversario di turno non era alla mia altezza, ma non mi sono mai fidato: con Zivkovic, ad esempio, ho fatto bene ad allenarmi a puntino. Non lo avessi fatto, avrei di sicuro perso”.
E oggi, chi vedi – tra i pugili italiani – più quotati per poter fare una carriera di livello, sia nella tua categoria che in altre?
“Nella mia categoria, sta crescendo bene Armando Casamonica. Promette bene, è bravo tecnicamente. Poi, nei Super Piuma, apprezzo Michael Magnesi, campione del mondo IBO, che però attendo di verificare in match più probanti e di caratura mondiale per poter esprimere un giudizio più attendibile”.