Giorgia Meloni e l’uomo comune della strada
Giuseppe Montuori * 22 Marzo 2025
In un periodo caratterizzato da grandi sfide politiche, economiche e sociali, la compattezza della Maggioranza è fondamentale per la credibilità del nostro Paese a livello internazionale: è questo il mantra principale della premier Giorgia Meloni.
Quest’ultima, sin dall’inizio, ha evidenziato che la stabilità dell’esecutivo in carica è direttamente proporzionale al benessere di un popolo; da essa dipendono investimenti, sviluppo e stabilità sociale, capace di resistere ad intemperanze e sollecitazioni esterne.
“… le sfide certo non mancheranno, il governo dovrà affrontare una serie di prove che lo metteranno a dura prova, ma confido nella capacità di mantenere unita la Maggioranza, elemento fondamentale per superare gli ostacoli che si presenteranno, realizzando le promesse fatte agli elettori…”, ne è convinta la premier.
La stampa sovrannazionale non manca di elogiare il governo guidato da Giorgia Meloni. Lo ha fatto il settimanale britannico di politica economica “The Economist”, demolendo la narrazione mediatica della sinistra, “…la premier Meloni ha smentito i cosiddetti scettici…”; ha fatto seguito poi il quotidiano francese “Le Figaro”, il quale ha tenuto a precisare che la Meloni ha messo da parte quegli slogan negativi che l’hanno inseguita negli ultimi anni, trasformando Fratelli d’Italia (nato dalla rottura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi), da partito di Opposizione al 2%, a partito di governo al 26%.
Sempre secondo il quotidiano francese “… con molta sapienza non si è discostata tanto da talune idee politiche di Mario Draghi, soprattutto nel mantenere gli equilibri di bilancio, in linea con i dettami provenienti dalla capitale belga …”.
Deludendo le aspettative di chi pensava e/o sperava che l’Italia rompesse con la UE, purtroppo per loro ciò non è accaduto e, molto verosimilmente, mai accadrà.
Il “New York Times” (quotidiano statunitense fondato nel 1851), a proposito della gracilità del vecchio continente, con transalpini e teutonici non più nelle condizioni di dettare l’agenda politica/economica UE, evidenzia la stabilità e governabilità del Belpaese, “… l’Italia non è più quel Paese ingovernabile del passato … anche a causa di un sistema elettorale che dà potere ai piccoli partiti, … causa di molte crisi…”.
Secondo il quotidiano statunitense, la Presidente del Consiglio dei Ministri italiani, con il suo savoir-faire politico, potrebbe giocare un ruolo di rilievo nello stemperare le tensioni tra il presidente Trump e l’Europa, anche per quanto concerne i famosi e temuti dazi, forse (e questo è tutto da vedere) non arriverà ad avere quel peso guida che, in passato, fu di Emmanuel Macron e/o di Angela Merkel ma, sicuramente, non le mancano i mezzi per giocare un ruolo di primaria importanza all’interno della comunità europea e transoceanica.
L’unico elemento negativo che, purtroppo, gioca a svantaggio dell’Italia è il famoso debito pubblico, proveniente dalla notte dei tempi ma, anche in questo caso, la manovra economica varata dal governo è stata ispirata ai più elementari ma, pur sempre validi principi di bilancio, vale a dire, trasparenza, chiarezza e soprattutto una prudenza mai eccessiva ma neanche troppo allegra, al punto da far saltare i già precari conti pubblici.
Questi tre paletti hanno convinto Bruxelles della bontà della politica di bilancio italiana.
Arriviamo alle dolenti note, ponendoci una domanda assai cara ad un vecchio docente universitario di diritto pubblico, “quella dell’uomo comune della strada”. Orbene quest’ultimo si domanderebbe: ma come mai se questa donna che sta mostrando all’intero “globo” di avere peso, misura e qualità, che in tanti fuori dai confini nostrani probabilmente ci invidiano, al contrario all’interno del perimetro dei confini nazionali ogni giorno è un giorno buono per indirizzarle sempre la stessa “litania” (Monotona e fastidiosa filastrocca, lamentela insistente; talvolta, per antifrasi, seguito di espressioni volgari e irriverenti - da Oxford Languages)?
Certo il dubbio ogni tanto vagheggia nella mente di ognuno e, sempre al famoso “uomo comune della strada”, verrebbe da pensare “… ma vuoi vedere che spesso si parla, si critica, si demolisce l’avversario politico, non tanto per le idee non condivise, ancorché ottime e apprezzabili, ma si tende a demonizzarle a prescindere, forse perché non avendo la forza, la bravura o cos’altro, da controproporre (idee/proposte valide e condivisibili), si predilige, probabilmente, per la pochezza del proprio pensiero, attaccare l’avversario politico, ripetendo fino alla noia sempre la stessa tiritera contro il governo in carica, al punto tale da stancare perfino i più pazienziosi?”.
Ecco ad esempio un evento verificatosi lo scorso mese di febbraio, per intenderci il caso del generale Almasri. Senza voler entrare nei meandri dell’evento (hanno fatto bene, hanno fatto male ad espellerlo, ecc.).
Ebbene il giornalista/scrittore (non certo di destra) Paolo Mieli, ospite alla trasmissione televisiva Otto e Mezzo di Lilly Gruber, ha espresso forti dubbi sull’accaduto che tutti ben conoscono, viene il sospetto che potrebbe trattarsi di una trappola tesa alla premier per metterla, unitamente al proprio governo, in seria difficoltà e sulla stessa frequenza d’onda è l’opinione del dr. Nicola Gratteri (procuratore capo Repubblica di Napoli).
Ad entrambi (e non sono gli unici), è nata più di qualche perplessità sullo specifico episodio e, come diceva un grande politico del passato “… a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina…”, certo anche all’uomo comune della strada verrebbe da dire “… ma perché dopo che ha girato per mezza Europa, si aspetta che arrivi in Italia per catturarlo?”.
Sempre secondo quest’ultimo che, tra l’altro, è piuttosto malfidato verrebbe da pensare che se non fosse stato estradato nel suo Paese, per l’Italia, molto verosimilmente, sarebbe iniziato un periodo di seri e gravi problemi dei quali più di qualcuno, per il bene del Paese, ne avrebbe fatto a meno e, alla fin fine, ecco che un po' di ragion di Stato c’è (eccome se c’è) e, la ragion di Stato, equivale a dire “nell’interesse della collettività”.
Non si ha la sfera di cristallo ma, il fatidico uomo comune della strada, dotato (forse) di una buona immaginazione, nel caso in cui, contrariamente a quanto avvenuto, il generale in questione non fosse stato estradato, con ogni eventualità sarebbero aumentati a dismisura gli arrivi di clandestini sulle coste italiane, le nostre aziende (una per tutte ENI) che da anni lavorano sul territorio nord africano, svolgendo un ruolo decisivo nell’approvvigionamento energetico, avrebbero incontrato grandissimi ostacoli e difficoltà, per il piacere della TOTAL (compagnia petrolifera francese, con sede a Parigi) e, non da ultimo, di Emmanuel Macron.
Forse, tutto quanto finora enunciato, a qualcuno non interessa, probabilmente interessa maggiormente mettere in difficoltà la premier e l’intero esecutivo da lei guidato ed è facile immaginare chi ne avrebbe tratto vantaggio (politicamente parlando).
A costoro, evidentemente poco importa dell’invasione in massa di clandestini, dei gravi danni che avrebbero subito le aziende italiane operanti nel territorio libico, con inevitabili ripercussioni negative sull’economia italiana ma, per questi, l’importante è riuscire a danneggiare e/o meglio ancora a mandare a casa l’esecutivo attuale, per il resto pazienza.
Certo, per loro sarebbe stata una grossa vittoria ed avrebbero sbandierato ai quattro venti “… avete visto? Avevano promesso di fermare l’immigrazione clandestina, invece gli sbarchi sono decuplicati… oppure… non sono stati capaci nemmeno di difendere gli interessi delle nostre aziende operanti nel nord dell’Africa…”.
Non ci vuole la famosa zingara per indovinarlo ma, pressappoco, questo sarebbe stato l’epilogo. E che dire sul fatto che (di recente) molti nel PD, Zanda in testa (vgs. Otto e Mezzo di Lilly Gruber), vorrebbero mandar via l’attuale segretaria, adducendo come motivo di non essere in grado di fare la premier e poi a tanti di loro non va giù l’aver appoggiato la Von der Leyen, rea di essere troppo vicina a Giorgia Meloni?
Certo in tanti avrebbero preferito una rottura tra le due per gridare a mare e monti l’isolamento dell’Italia nel vecchio continente, cosa che fortunatamente non è avvenuta.
In chiusura, ritornando al prefato generale, volendo citare un ennesimo autorevole parere, per “Sabino Cassese, giurista, ex ministro, ex membro della Corte Costituzionale, il governo poteva esercitare «una certa dose di discrezionalità» nell'eseguire o no il mandato di cattura del libico Nijeem Osama Almasri. E la richiesta del tribunale dell'Aia (organismo che Cassese conosce bene, tanto più che suo fratello Antonio ne è stato il primo presidente) poteva non essere eseguita (Il Messaggero)”.
Ecco, a volte al povero “uomo comune della strada” nasce il solito dubbio, ma gli attacchi (politici) alla PREMIER sono a prescindere? O no?
Insomma, si ha la sensazione che qualsiasi cosa ella faccia e/o proponga, debba essere contrastata, almeno questo è il sospetto di tanta gente, “uomo comune della strada” compreso.
E se così fosse, non va bene, perché il ruolo dell’Opposizione è di essere anche duri ma, costruttivi e non distruttivi. Volendo prendere in prestito una vecchia e famosa frase di Alessandro Manzoni (pro o contro Napoleone, se fu vera gloria), “ai posteri l’ardua sentenza” o, ancora meglio una del buon Renzo Arbore: “… meditate gente, meditate…”.
* (Dottore in Scienze della Pubblica Amministrazione)
