Una Fan sangennarese: Ciao Toto! Scrivo questa lettera per Te...

Ersilia Nunziata 26 Agosto 2023
Una Fan sangennarese: Ciao Toto! Scrivo questa lettera per Te...

Ciao Toto! Scrivo questa lettera per Te…

 

Sono nata nel 1983 e, quando avevo appena 4 anni, ricordo che mio padre richiamava la mia attenzione, dicendomi: "Ersi, vieni, c’è Toto in tivvù, vieni a vedere…”.

Era il 1987. Insieme a Lino Banfi, presentavi “Domenica In” e all’invito continuo di papà, incuriosita, correvo davanti al televisore per capire di chi si trattasse.

Nel 1990, a 7 anni, seguivo Sanremo e aspettavo le esibizioni dei cantanti. Ascoltai il tuo brano, Gli Amori, e quando col dito puntato verso il pubblico intonasti la strofa “Gli Amori sono quasi tutti uguali, la differenza adesso falla tu”, io puntai il mio ditino verso di te ed esclamai: “Questo è il mio cantante preferito”.

Da quel momento, ho cercato di conoscerti sempre di più. Ascoltavo le tue canzoni e imparavo a conoscerti attraverso le tue interviste. Imparavo a memoria ogni testo dei tuoi brani, li riscrivevo strofa per strofa sui quaderni, mettendo in “loop” le tue musicassette. Me le comprava il mio papà e io le ascoltavo così tanto da consumarle.

Desideravo trasmettere questa mia passione ad altri, ma non è stato per nulla facile. A scuola i miei coetanei e tra amici e conoscenti in genere, un po’ tutti mi prendevano in giro perché io ascoltavo Toto Cutugno, che era visto come un cantante dei Grandi, le sue canzoni erano considerate malinconiche e pesanti.

Il brano L’Italiano, per tanti miei coetanei, era considerato una canzone senza senso. Loro non capivano che si trattava di un testo significativo e molto importante per tutti noi italiani.

Per questo ero derisa, ma non mi sono mai arresa. Ho portato avanti la mia passione per Toto, senza farmi condizionare da nessuno.

E arriviamo al 7 settembre 1993, giorno del mio decimo compleanno. A San Gennaro Vesuviano era tempo di festa patronale e, proprio quel giorno, Toto Cutugno è venuto in concerto nel mio paese!

Non festeggiai a casa, naturalmente, quindi con la famiglia andammo tutti in piazza ad assistere al concerto. Per tutta una serie di circostanze, non ebbi modo di conoscerti di persona e, mio rammarico più grande, quando invitasti sul palco i bambini presenti per cantare insieme la canzone Una domenica italiana, per la grande timidezza ed emozione non volli salire sul palco e venirti accanto.

Fu una cosa che non mi perdonerò mai: ero in prima fila, proprio davanti al palco, e vidi tanti altri miei coetanei, a cui Toto non piaceva per nulla, salire vicino a lui e cantare per farsi belli in pubblico.

Io, invece, rimasi bloccata nel mio imbarazzo, conoscevo a memoria tutte le sue canzoni, ma in quel momento, non ebbi la forza e la determinazione di superare quest’ostacolo. Incredibile, ma vero!

Ho reagito in altro modo. Ho cercato di avvicinarmi a te, ogni giorno di più, attraverso la tua musica, le tue interviste, le tue parole. Volevo cogliere ogni aspetto di te, come persona, oltre che come artista e cantautore.

Fino ad un certo punto della mia adolescenza, ti ho considerato l’uomo dei sogni. Sono poi cresciuta e mi sono resa conto che tu eri il mio idolo, ma allo stesso tempo un uomo che sapeva fare meravigliosamente il proprio mestiere, quello di cantare e di scrivere canzoni.

Continuavo a parlare di te agli altri, come se ti conoscessi di persona e da chissà quanto tempo, ma venivo presa per pazza.

Mi veniva detto: “Cosa ne sai che lui è così come persona? Cosa ne sai che è come tu pensi, quando un giorno davvero lo incontrerai, se lo incontrerai?”. Così, ho scelto di non parlare più di Toto agli altri.

Il mio amore e la mia passione per te è stato un crescendo interiore. Ti ascoltavo nei miei momenti di privacy, chiusa nella mia cameretta e ti seguivo in tv quando eri ospite nei vari programmi televisivi.

Nel frattempo, è arrivato Internet e sono nati i canali Social. Nei primi anni, ho iniziato a fare ricerche approfondite sul web, per risalire ai cd originali delle tue canzoni, che naturalmente posseggo.

Sopra c’era scritto il luogo in cui registravi i tuoi album: lo studio Bach di Milano. Così cercai il numero in rete e iniziai a chiamare. Mi rispose il tuo segretario Franco Verdaro. Mi presentai e gli raccontai di me e della mia passione per te. Da lì, Franco mi ha tenuto sempre informata sui tuoi concerti sulle tue ospitate in tv e mi invitava ad andare a Milano per incontrarti, perché tutti i pomeriggi potevo trovarti al Bach.

Scrissi ad un altro amico di Toto, Franco Nisi, sempre per sapere di te e raccontargli di me e della mia passione, affinché tu sapessi di me, della mia esistenza. Volevo farti capire che in Italia c’era una ragazza che ti voleva bene, perché io nelle tue interviste percepivo, a volte, il rammarico di non essere considerato come meritavi.

Era il periodo in cui la stampa italiana non faceva altro che criticare le tue canzoni, etichettandole come “ruffiane” e nazional popolari.

Nel frattempo, arriva l’era di Facebook e Skype e scopro che Toto Cutugno ha creato un contatto. Il tuo segretario mi dice di contattarti e di scriverti per raccontarti in prima persona di me.

Da qui nasce il nostro incontro e la nostra Amicizia Speciale.

Nel mio scriverti, nelle videochiamate che facevamo su Skype, comprendi di quanto io ti voglia bene e comprendi che ti considero l’Uomo che di mestiere fa il cantante.

Entro nella sua vita – a tutti gli effetti – come desideravo. Con rispetto e in punta di piedi. Diventi il mio confidente ed io la tua, ti trasmetto il mio sostegno e il mio supporto in ogni concerto, nelle ospitate e nel periodo della malattia.

Finalmente, ti incontro per la prima volta a Napoli. Era il 16 maggio 2010, ci sentimmo e mi inviti ad andare agli studi Rai, ai Campi Flegrei, dove stavi registrando un’ospitata al programma “Ti lascio una canzone” della Clerici.

Nel mese di giugno 2010, poi, vado a Milano nel tuo studio, ti porto una lettera scritta a penna da me dove scrivo tutte le emozioni che mi donava ogni giorno, la mia passione per le tue canzoni, “le mie creature”, come amavi chiamarle tu.

Da qui nasce la nostra reale Amicizia. Mi dicesti: “Ersy, benvenuta nella mia Famiglia”. Ed è stato così.

Dal nostro primo incontro, mi sono subito sentita parte della tua famiglia. Ho trascorso parte delle mie vacanze a Rapallo e li ho conosciuto tua moglie Carla e le persone che fanno parte della tua famiglia.

Sono entrata in sintonia anche con loro e, sin da subito, c’è stato un bene reciproco. Ogni anno, ci siamo visti e abbiamo passato insieme fantastici momenti di vita privata.

Ci sentivamo per ogni occasione, per la mia laurea ti ho regalato una copia della mia tesi, perché le tue canzoni mi davano forza, coraggio e sostegno nell’affrontare gli esami.

Il giorno del mio compleanno non mancava mai un tuo messaggio o una tua telefonata e un giorno mi chiamasti dicendomi di aver scritto una nuova canzone e che l’avevi scritta apposta per me.

Mi regalasti il primo inciso registrato nel tuo studio: la canzone si intitola Farfallina. Mi dicesti che rispecchiava la mia costante presenza nella tua vita, in cui non ti facevo mancare mai il mio supporto, fin dai tempi in cui non ci conoscevamo di persona.

Nel febbraio 2015, con un volo “Milano-Bucarest” dell’Alitalia, Volo AZ504 (una tua canzone del 1976), ti raggiungo al tuo concerto a Bucarest. Ricordo il tuo viso entusiasta nel raccontare con orgoglio che la tua Amica-Fan aveva preso quel volo per stargli vicino e dargli sostegno.

E lì mi hai fatto vivere quello che ho sempre sognato: vivere tutto in presa diretta, dalle prove al concerto nel teatro gremito di migliaia e migliaia di persone. Eri insieme a tutto il tuo staff non mi facesti mancare nulla; dalle emozioni vissute alla cena fatta insieme a tutto lo staff e i musicisti dopo il concerto.

Così, potei vivere con lui tutto quello che accade quando era all’estero. Eri una persona per bene e per me una persona importante, che mi ha accolto come quella “figlia femmina che non hai mai avuto”.

Mi hai donato e continui a donarmi tante emozioni. Nel mio piccolo, ho sempre cercato di proteggerti e difenderti, anche se – su questo – mi prendevi in giro e mi dicevi che io ti tenevo “in una campana di vetro”, perché nessuno doveva offenderti.

Grazie Toto, grazie di tutto!!!

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